Il Bando INAIL 2026, noto anche come Bando ISI, mette a disposizione delle imprese un contributo a fondo perduto fino al 65% delle spese sostenute per migliorare la sicurezza del capannone, con un tetto massimo di 130.000 euro a progetto. In questo articolo trovi importi reali, interventi ammessi (dalla bonifica dell’amianto al fotovoltaico), requisiti di accesso e lo stato attuale della procedura, così puoi capire subito se e come muoverti.
Stai valutando il fotovoltaico o il rifacimento del tetto?
Non affidare la sicurezza del tuo immobile al caso o a installatori improvvisati. Dal 1987 siamo l’unico referente in FVG per coperture e impianti solari. Gestiamo tutto internamente, proteggendo il tuo investimento con una Polizza Assicurativa Decennale su tetto e impianto.
Cos’è il Bando ISI INAIL e perché riguarda proprio il tuo capannone
Partiamo dalle basi, perché capire bene il meccanismo ti aiuta poi a non sbagliare i passaggi successivi. Il Bando ISI è l’avviso pubblico che l’INAIL pubblica ogni anno per finanziare investimenti in sicurezza sul lavoro: macchinari più sicuri, impianti a norma, sistemi di sollevamento, e soprattutto interventi sugli edifici produttivi, capannoni compresi.
Non è un bando nuovo. Va avanti da anni, e proprio per questo si è affinato edizione dopo edizione, diventando uno degli strumenti più concreti a disposizione di chi ha un’attività produttiva in Italia. L’edizione 2025/2026 mette sul piatto 600 milioni di euro complessivi, ripartiti tra Regioni e Province autonome, e organizzati in assi di finanziamento diversi a seconda del tipo di intervento.
Se possiedi o gestisci un capannone, un magazzino o uno stabilimento produttivo, questo bando probabilmente ti riguarda più di quanto pensi. Non solo per la sicurezza dei macchinari, ma anche per un problema molto concreto che tante aziende italiane si trascinano da decenni: la copertura in cemento amianto.
Chi può partecipare
Possono presentare domanda tutte le imprese, incluse le individuali, iscritte alla Camera di Commercio, di qualsiasi settore produttivo e dimensione. Per alcune tipologie di intervento partecipano anche gli enti del terzo settore. In pratica, se hai partita IVA, sei iscritto in CCIAA e sei in regola con i tuoi obblighi contributivi, parti già con i requisiti di base per essere ammesso.
Quanto puoi ottenere davvero: percentuali e importi
Qui arriviamo al punto che interessa a tutti, cioè i numeri. E ti dirò subito una cosa importante: le percentuali non sono tutte uguali, cambiano in base al tipo di intervento che scegli.
Il contributo base del 65%
Per la maggior parte degli interventi, il contributo copre il 65% delle spese ammissibili. Il tetto massimo per progetto è di 130.000 euro, calcolato su un investimento massimo di 200.000 euro. Il contributo minimo riconosciuto è di 5.000 euro, quindi l’investimento minimo richiesto si aggira sugli 8.000 euro.
Facciamo un esempio concreto, perché i numeri astratti aiutano poco. Se spendi 100.000 euro per la bonifica del tetto del tuo capannone, puoi ottenere fino a 65.000 euro a fondo perduto. Non un prestito, non un anticipo da restituire: un contributo che non devi rendere indietro.
L’intervento aggiuntivo e il fotovoltaico all’80%
La vera novità di questa edizione è l’intervento aggiuntivo, un contributo complementare che si affianca al progetto principale e che può coprire fino all’80% delle spese, con un massimo di 20.000 euro, sempre dentro il tetto complessivo di 130.000 euro per progetto.
Questo si applica in modo particolare a chi installa un impianto fotovoltaico fino a 20 kW dopo aver rimosso l’amianto dal tetto. Ha senso, no? Prima liberi la copertura dall’eternit, poi ci metti i pannelli. L’INAIL premia proprio questa combinazione, perché unisce sicurezza e sostenibilità in un solo progetto. La stessa logica dell’80% si applica anche all’Asse 1.2 e ai giovani agricoltori under 40 sull’Asse 5.2.
Quali interventi sul capannone sono finanziabili
Non tutti gli interventi valgono allo stesso modo, quindi vale la pena capire cosa rientra davvero nel bando prima di fare progetti.
Bonifica e rimozione dell’amianto dal tetto
Questo è, senza dubbio, l’intervento più richiesto dalle aziende con capannoni costruiti prima degli anni ’90. Il bando finanzia la rimozione delle coperture in cemento amianto (il classico eternit), il trasporto e lo smaltimento presso impianti autorizzati e iscritti all’Albo Gestori Ambientali.
C’è però un punto che tanti trascurano: il contributo non copre la sola rimozione. Il progetto deve prevedere anche il rifacimento della copertura, con materiali nuovi e sicuri, dotati di linee vita certificate e ancoraggi permanenti secondo le normative vigenti. In pratica, non puoi limitarti a togliere l’amianto e lasciare il tetto scoperto: devi sostituirlo con qualcosa di conforme.
Il decreto legislativo 213/2025 rafforza inoltre un principio chiaro, quello della rimozione integrale, preferita rispetto a soluzioni di incapsulamento o confinamento dell’amianto, che restano ammesse solo in casi eccezionali.
Altri interventi ammissibili
Oltre all’amianto, il bando finanzia molti altri tipi di interventi legati alla sicurezza del capannone e dell’attività produttiva. Tra i più richiesti troviamo l’installazione o l’adeguamento di impianti, come i sistemi di aspirazione fumi o l’impianto elettrico, il rifacimento della pavimentazione quando è ondulata, crepata o scivolosa, e l’acquisto di attrezzature e macchinari nuovi in sostituzione di quelli vecchi e meno sicuri, dai muletti alle piattaforme aeree.
Un aspetto da tenere bene a mente: il bando finanzia solo beni nuovi, mai usati, e solo spese non ancora sostenute. Se hai già acquistato o fatturato l’intervento, quella spesa non è più ammissibile.
I requisiti per partecipare al bando
Prima di lanciarti nella compilazione della domanda, verifica di avere in ordine alcuni requisiti fondamentali. Devi essere regolarmente iscritto alla Camera di Commercio, avere l’immobile nella disponibilità dell’azienda (di proprietà o in affitto, con titolo che lo dimostri) ed essere in regola con il DURC e gli obblighi contributivi verso l’INAIL.
Serve poi raggiungere un punteggio minimo calcolato in base a una serie di criteri: dimensione dell’impresa, settore ATECO, tipo di intervento, eventuali certificazioni ambientali possedute. Con l’edizione 2026 è più facile raggiungere la soglia richiesta, perché il bonus legato ai settori ATECO più a rischio è salito a 10 punti, e sono stati introdotti nuovi punteggi per chi possiede certificazioni come ISO 14001, ISO 45001 ed EMAS.
Come funziona la procedura, passo dopo passo
La procedura del Bando ISI segue sempre lo stesso schema, ormai consolidato in sei fasi. Conoscerlo in anticipo ti evita brutte sorprese lungo il percorso.
Nella prima fase registri la domanda sulla piattaforma informatica INAIL, descrivendo il progetto e allegando la documentazione preliminare richiesta. Attenzione: la domanda va inviata prima di acquistare l’attrezzatura o iniziare i lavori, non dopo.
Nella seconda fase partecipi al cosiddetto click day, il momento in cui invii il codice identificativo della tua domanda per entrare in graduatoria. Qui contano i secondi, letteralmente: le domande vengono ordinate in base al tempo di registrazione nella procedura informatica.
Nella terza fase, se la tua domanda rientra tra quelle ammesse, devi caricare tutta la documentazione definitiva entro un termine perentorio. Se non rispetti la scadenza, la domanda decade automaticamente, quindi questo è forse il passaggio più delicato di tutta la procedura.
Nella quarta fase l’INAIL valuta formalmente la domanda e, se tutto è in regola, concede il contributo. A questo punto, se l’importo supera i 30.000 euro, puoi richiedere un anticipo pari alla metà della somma finanziata, utile per affrontare subito le spese senza dover attendere la fine dei lavori.
Nella quinta e sesta fase, una volta completato l’intervento, presenti la documentazione finale di rendicontazione e ottieni il saldo del contributo residuo.
A che punto siamo con l’edizione 2026
Vale la pena fare chiarezza sui tempi, perché il bando segue una tabella di marcia precisa e sapere a che punto siamo ti aiuta a organizzarti per i prossimi passi. Lo sportello per la presentazione delle domande si è aperto il 13 aprile 2026 e si è chiuso il 28 maggio 2026. Dal 3 giugno 2026 sono disponibili gli elenchi provvisori del No Click Day per gli assi 1.1, 1.2, 2, 3 e 4, in tutte le Regioni e Province autonome.
Se la tua domanda compare in questi elenchi, il termine per caricare la documentazione richiesta è fissato alle ore 18 del 9 settembre 2026. Superata questa data senza aver completato l’upload, la domanda decade e il contributo va perso.
Se invece stai leggendo questo articolo e la finestra 2026 per te è già passata, non preoccuparti: il bando si ripete ogni anno con una dotazione simile, quindi il momento giusto per organizzare il progetto è proprio adesso, in vista della prossima apertura.
Errori da evitare e consigli pratici
Il bando funziona bene, ma ogni anno diverse imprese perdono il contributo per errori che si potevano evitare con un po’ di attenzione in più. Il primo errore è fatturare le spese prima di aver inviato la domanda: ricordati che l’ordine corretto è sempre prima la domanda, poi l’acquisto.
Il secondo errore riguarda l’amianto: pensare che basti rimuoverlo senza prevedere il rifacimento della copertura. Come abbiamo visto, il progetto deve includere entrambe le fasi per essere ammissibile.
Un terzo errore, molto comune, è sottovalutare il click day. Non basta avere un buon progetto: serve anche essere rapidi e precisi nell’invio del codice, perché le domande vengono ordinate al secondo. Per questo motivo molte aziende si affidano a consulenti specializzati proprio per questa fase.
Infine, verifica sempre con un tecnico qualificato il punteggio previsionale del tuo progetto prima di presentare la domanda. Un errore di valutazione in questa fase può costarti la revoca del contributo anche dopo l’approvazione iniziale.
Checklist finale prima di presentare la domanda
- Verifica i requisiti di base: iscrizione CCIAA, DURC regolare, immobile nella disponibilità dell’azienda.
- Definisci il progetto completo, non solo la rimozione dell’amianto ma anche il rifacimento della copertura con materiali a norma.
- Valuta l’intervento aggiuntivo, per esempio il fotovoltaico fino a 20 kW, che può portare la copertura all’80% su una parte della spesa.
- Calcola il punteggio previsionale con un tecnico, considerando i bonus ATECO e le eventuali certificazioni ambientali già in tuo possesso.
- Non acquistare né fatturare nulla prima di inviare la domanda, pena la perdita dell’ammissibilità della spesa.
- Organizzati per il click day, perché la velocità di invio del codice fa la differenza tra ottenere e non ottenere il contributo.
Un ultimo pensiero
Se il tuo capannone ha ancora una copertura in amianto o macchinari da mettere a norma, il Bando INAIL resta uno degli strumenti più concreti per farlo senza pesare sulla liquidità aziendale. Se vuoi capire se il tuo progetto rientra tra quelli finanziabili e con quale punteggio previsionale parti, possiamo valutarlo insieme prima della prossima apertura dello sportello.